"SALUTI DALL'ESILIO"

Con stile inconfondibile e originale, con una scrittura limpida nel disincanto degli argomenti trattati, Paola Baratto costruisce un gioco di incastri dove il tempo, i personaggi e gli ambienti si alternano in meccanismi perfetti. Divertito lo stile, profonda l'analisi (...) La Baratto prosegue così nell'itinerario personalissimo lungo le contraddizioni del nostro tempo. Giunge al cuore dei "nodi" intricati senza avere la pretesa di scioglierli.

(Claudio Baroni - Giornale di Brescia)

La cerchia via via più larga dei suoi lettori (ed estimatori) può esultare per la nuova prova dell'autrice, che assicura quattro ore di lettura ad alta tensione stilistica, intellettuale e letteraria. (...)

La trama, figlia della capacità visionaria dell'autrice, dice da sola della contemporaneità di un romanzo che parla di noi e dell'Italia di oggi. (...)

La penna di Paola Baratto cesella quattro personaggi indimenticabili. (...)

Con questa trama e il suo inimitabile stile Paola Baratto regala, dall'esilio in cui sono costretti i suoi meravigliosi talenti, un testo visionario e dolente, intimo e corale, a cui non pare azzardato accostare il sostantivo della perfezione.

(Massimo Tedeschi - Bresciaoggi)

 

Linguaggio perforante.

(Francesco Mannoni - L'Unione Sarda)

“CARNE DELLA MIA CARNE"

Questa storia cupa e attuale (...) si fa leggere come un omaggio alla grande letteratura, al piacere di scavare nel profondo dell'animo umano alla ricerca di deviazioni e paradossi, quasi una sorta di scommessa che recupera - anche - certi virtuosismi diabolici di un Landolfi (...).

L'apologo di Paola Baratto è preciso e sarcastico, amaro (...)

Un romanzo necessario come metafora del presente (...).

(Sergio Pent, Tuttolibri La Stampa)

Piacevole ed inquietante, lineare ed intricato, illuminante ed enigmatico. L’ultimo romanzo di Paola Baratto forse si può affrontare solo con una teoria di ossimori (…)
La Baratto non si smentisce: più che costruire trame le smonta, più che sciogliere nodi li intreccia. Ed il finale chiude una storia e spalanca un orizzonte (…).
Nessun cedimento a toni crudi: non è l’orrore che interessa, ma la corrosiva, iperbolica metafora che la sfida contiene. E l’enigma può avere più di una lettura (…).
Scrittura limpida e vivace, ritmo narrativo sempre piacevole, capacità di affrontare argomenti «ributtanti» con una lievità invidiabile (…). Paola Baratto ci offre così un altro sguardo acuto sul mondo. Seguendo un percorso che da La cruna del lago a Finisterre, da Di carta e di luce a Solo pioggia e jazz mostra una capacità di lettura profonda e impietosa della nostra complessa realtà. Nel segno della novità e della continuità.

(Claudio Baroni, Giornale di Brescia)

 

Romanzo profondo e paradossale, (...) una storia ferocemente ironica
(Maria Grazia Capulli, Tg2 Achab - libri in onda)

Una scrittura come questa è già uno stile, racchiude una poetica, fonda una narrativa. Una scrittura come questa è il dono che studio e natura hanno fatto a una scrittrice bresciana, Paola Baratto (...) Il lavoro di Paola Baratto sul testo e sulla parola ricorda quello di certi intarsiatori di pietra: mani esperte che levigano il loro materiale con attrezzi e sostanze abrasive via via più fini, sino ad arrivare all'impalpabile polvere di osso che assicura l'ultima politura, l'estrema lucentezza. Il risultato, nel testo della Baratto come nei tasselli degli intagliatori, è identico: disegno nitido, accostamenti che intrigano, iridescenze che seducono".
(Massimo Tedeschi, Bresciaoggi)

 

“SOLO PIOGGIA E JAZZ”

Paola Baratto “sa scrivere con nervosa e netta efficacia, reinventando molto suasivamente il dialogo, mai informativo soltanto, ma, al contrario, allusivo, emblematico. L’albergo, in questo modo, con i suoi personaggi meno e più importanti e decisivi, appare come una grandiosa allegoria della condizione umana quale è oggi, nel nostro tempo. L’invenzione ripropone altre allegorie (Thomas Mann, per esempio), ma con la straordinaria novità dell’attualizzazione”.

(Giorgio Bárberi Squarotti)


“Poche frasi, due pennellate. E quel pontile lo avete davanti agli occhi. Un aggettivo e su quell’isola già ci siete approdati. Ha una capacità evocativa notevole Paola Baratto. Essenziale, nitida, sicura. Dietro la prosa levigata si coglie il lavoro certosino, ma il lettore scivola leggero come sull’acqua del lago che circonda l’isolotto di Aldien. (…). Suggestivo questo quarto romanzo che segna il ritorno di Paola Baratto al lavoro di lungo impegno. Lieve, essenziale e profondo”.

(Claudio Baroni, Giornale di Brescia)

“Un gioco di specchi, un apologo sul Tempo, uno studio musicale in cui prevale il pianissimo, un acquarello in cui il verde brillante si disfa e poi si cristallizza, un arpeggio delicato sulle sillabe di un dizionario intimo. Ci sono molti modi - lirici - per dire dell’ultimo romanzo della scrittrice bresciana Paola Baratto, ‘Solo pioggia e jazz’ (…). La prosa, invece, dice di un’invenzione magica e realistica al tempo stesso, irta di citazioni e genuine invenzioni. (…) Un marchingegno perfetto ordito da un’autrice melodica, un’orologiaia lieve, una scrittrice di valore”.

(Massimo Tedeschi, Bresciaoggi)

 
“DI CARTA E DI LUCE”

“Forse l’esercizio della memoria umana può essere l’antidoto contro l’oblio dell’effimera tecnologia e l’autrice lo ha magistralmente dimostrato nel suo romanzo, che intreccia vene liriche e struggenti a lucide letture della realtà”.

(Filippo Senatore, Tabloid)


“Un viaggio intimo e concreto, insieme. Concreto perché costruito sulle domande che la Storia senza rimedio e ogni giorno pone all’Europa. Domande di identità. L’opera di Paola Baratto è la prova d’identità di una scrittrice davvero brava, profonda e appassionata”.

(Francesca Dallatana, Gazzetta di Parma)


“Dalla Provenza al Perigord, dalla Normandia alla Galizia, si snoda un viaggio-ricerca ricco di significati (…). Paola Baratto ha una scrittura levigata, curata, essenziale. In questo contesto post-moderno inserisce, con naturale ricercatezza, vocaboli desueti come perle d’antiquariato”.

(Claudio Baroni, Giornale di Brescia)


“Tra digressioni e imprevisti, tra illusioni e disincanto, tra veleni e violenze, etniche e oltre. Ma anche residue, struggenti bellezze e profumi e sessuali sorprese. E soprattutto – nel cuore del racconto – una ‘Follia generosa’: quella che anima Luther, lo strano ‘monaco’ laico, una vita consacrata al culto e alla cura dei libri, vecchi ‘malati terminali’ nell’età della multimedialità (…). Procede così – vivace e plurale – il racconto di Paola Baratto, attraverso un paesaggio – geografico, storico e umano – che muta e varia in un intreccio di cronaca e fantasia, di medioevo e futuro, tra pietre antiche, carte preziose più o meno morenti e ipertecnologica luce on line”.

(Piera Maculotti, Bresciaoggi)

“Colpisce come la Baratto, nel descrivere questo degrado, riesca ad esprimere il suo amore per la natura e il paesaggio (…). L’autrice riesce sempre a rimanere immune dal compiacimento disfattista di chi vuole prefigurare un’apocalisse incipiente”.

(Emanuela Dusi, Folio bresciano)


“I due diari variamente s’intersecano, si sovrappongono, s’intrecciano, si completano, divergono, rimandando, dello stesso cammino, una varietà prismatica di riflessi, di verità e di emozioni, in un gioco a incastri particolarmente stimolante per il lettore (…). Con grande finezza ed abilità Paola Baratto fa affiorare dalla pagina la differenza di età, di cultura, di esperienza dei due protagonisti. Diverso è il linguaggio, diverso lo stile della scrittura (…).
‘Di carta e di luce’ è un romanzo complesso ed affascinante che offre molteplici piani di lettura (…). Nel percorso narrativo di Paola Baratto è, per ora, il traguardo più alto raggiunto per la complessità e l’originalità dell’ordito; per la vivezza dei personaggi, più accennati che descritti, caratterizzati da significativi particolari; per la ricchezza delle proposte di lettura”

(Artemisia Botturi Bonini, Il Cammino)

 

“FINISTERRE”

“Un viaggio di ricerca e di denuncia che Paola Baratto dipinge con tratto leggero e deciso”
“Un’arcana e limpida voce narrante, un noi corale che con destrezza guida il lettore attraverso le nebbie della storia, tra emozioni e riflessioni, tra luminose visioni e interrogativi sottili”

(Piera Maculotti, Bresciaoggi)


“Una intensa parabola che si legge d’un fiato”

(Carla Rosco, BresciaSet)

 
“Ho trovato in ‘Finisterre’ atmosfere vicine a quelle suscitate dai grandi scrittori”

(Carla Boroni, critico letterario)

 
“Con Paola Baratto l’approdo all’opera seconda è un approdo felice”

(Massimo Lanzini, Giornale di Brescia)


“L’autrice non è nuova a questo genere di finezze letterarie”

(Barbara D’Attoma, Civiltà bresciana)

 
“Un noi narrante che prende per mano i lettori in una vicenda da destino dell’umanità”

(Magda Biglia, Il Giorno)

 

“LA CRUNA DEL LAGO”

“Un vero gioiello, che si deve leggere con grande calma”

(Giacomo Danesi, Il Giorno) 

“Fra un film di Salvatores e un Kerouac in versione gaelica”
“Bagliori introspettivi che restano scolpiti nella memoria”

(Massimo Tedeschi, Bresciaoggi)

“Si aprono ad ogni pagina squarci di visione”
“Per chi sogna un libro tascabile che faccia viaggiare la mente”

(Paola Carmignani, Giornale di Brescia)

“Randagio e raffinato io narrante…”
“Argute riflessioni, lievi, cesellate descrizioni, sensazioni sottili…”

(Piera Maculotti, Pro Brixia)

 

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